Il mio amico Michele Nardelli ci offre sul suo blog un’altra riflessione importante. In questo momento di forte incertezza e preoccupazione per le sorti di questo “tentativo di essere Europa” Michele, attraverso la lettura del Manifesto di Ventotene, con parole sempre misurate (ma nelle quali mi permetto di leggere un po’ di angoscia) invita i suoi lettori a riconsiderare tutto il percorso che ci ha portato all’Europa nella quale (più o meno convinti, più o meno consapevoli) ci troviamo a vivere e come sia questo il percorso che ha letteralmente disinnescato (almeno fino a questo momento) il rischio di altre guerre.

Io, come sempre, lo leggo con attenzione ed affetto.

(31 gennaio 2016) Ho apprezzato che il premier Renzi si sia recato, al ritorno dall’incontro con Angela Merkel, sull’isola di Ventotene per rendere omaggio agli estensori del Manifesto “Per un’Europa libera e unita”, il manifesto dei federalisti europei scritto nell’esilio del 1941 da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni.

Gli atti simbolici hanno certamente un forte valore evocativo e Matteo Renzi lo sa. Nel 2011, in occasione del 70° anniversario della stesura del “Manifesto”, come presidente del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani, proposi al Consiglio Provinciale di recarsi in delegazione proprio a Ventotene per ricordare le radici culturali del progetto europeo. La risposta fu imbarazzante, tanto estranea e lontana era la politica (o gran parte di essa) sia dai contenuti (ai più sconosciuti) del Manifesto quanto dal comprendere già allora il drammatico declino di un progetto politico che richiedeva – com’era scritto nel testo del 1941 – «la definitiva abolizione della divisione dell’Europa in stati nazionali sovrani».

Perché la progressiva cessione di sovranità da parte degli stati nazionali era la vera essenza di un progetto che si prefiggeva un futuro di pace dopo che il delirio degli stati nazionali aveva portato a due guerre mondiali nell’arco di trent’anni. Ma non faceva e continua a non fare parte di alcun programma politico.

Del progetto politico sovranazionale di Ventotene che cosa rimane? Nello scenario del filo spinato lungo confini che pensavamo aboliti, che ne è di quel manifesto? Di quel progetto di pace che cosa rimane nel riarmo nazionale e nell’interventismo militare che ha caratterizzato lo scenario mondiale ed europeo dopo l’89? Nel centralismo crescente, di un federalismo inteso come autogoverno e partecipazione responsabile di ogni individuo non sembra esserci più traccia. Come del resto dell’uguaglianza delle persone in tutto il globo, unico vero “spazio vitale”, sopraffatta com’è dalla “non negoziabilità dei propri stili di vita”.

Andatevelo a leggere, per favore, il Manifesto di Ventotene (che trovate in allegato). Lo dico a tutti i lettori di questo blog ma anche a Matteo Renzi, perché se l’omaggio a Ventotene ha un senso, e davvero ne ha, a questo sarebbe utile corrispondessero scelte almeno un po’ conseguenti sul piano dell’azione politica. Altrimenti diventa solo retorica propagandistica.

PS. Scriveva Hannah Arendt: «In senso politico, l’identificazione di libertà e sovranità è forse la conseguenza più deleteria dell’equazione operata dalla filosofia tra libertà e libero arbitrio. … In effetti, nei termini di cui dispone la filosofia tradizionale è ben arduo comprendere come possano coesistere libertà e non sovranità, o in altre parole, come potesse darsi la libertà agli uomini ponendo la condizione della non sovranità. E’ altrettanto poco realistico negare la libertà in base all’esistenza della non sovranità dell’uomo, quanto è pericoloso credere che un individuo o un gruppo possa essere libero solo a patto di essere anche sovrano. La famosa sovranità delle società politiche non è mai stata altro che un’illusione, che per di più può reggersi solo grazie agli strumenti della violenza, cioè con mezzi di per sé extrapolitici. Data la condizione dell’uomo, determinata dal fatto che sulla terra non esiste l’uomo bensì esistono gli uomini, libertà e sovranità sono così lontane dall’identificarsi da non poter neppure esistere simultaneamente. … Se gli uomini desiderano essere liberi, dovranno rinunciare proprio alla sovranità». Hannah Arendt, Tra passato e futuro. Garzanti, 1991

il manifesto di ventotene

 

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