Gli assoluti, soprattutto quelli negativi, quelli che hanno a che fare con il dolore dell’uomo, non si offrono alla narrazione, non si offrono al commento.

Risulta anche difficile pensare che possano e debbano essere celebrati. Per come è fatta la nostra mente, per come è fatta la nostra coscienza, saremmo piuttosto portati a rimuoverli.

E invece sia personalmente che collettivamente (una volta tanto i due piani coincidono) siamo tenuti a ricordare e a raccontare.

Dobbiamo ricordare a noi stessi.

Dobbiamo raccontare ai nostri figli.

Da cristiani, d’altra parte, dobbiamo anche farci carico delle nostre colpe, che nel caso della Shoah e più in generale della persecuzione degli Ebrei in tutti i tempi, superano di molto i nostri meriti.

Per questa ragione nessuno di noi osi sentirsi vittime in questa tragedia (anche se il male prodotto all’umanità tutta ci porterebbe a sentirci autorizzati). Facciamo ancora in tempo ad essere carnefici (e questo tempo ci offre parecchie opportunità in questo senso). Di sicuro non siamo noi le vittime (non ancora almeno).

Agli uomini di buona volontà al più è concesso “di confortare in questo giorno le persone addolorate per la perdita di un caro congiunto”.

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