Il racconto che segue mi è caro per diverse ragioni.

Riporta nel titolo uno dei cognomi siciliani che maggiormente mi fanno ridere (lo so che uno con il cognome come il mio non si dovrebbe permettere…ma che ci posso fare!).

Contiene in se tutta una serie di argomenti ed idee che hanno costituito durante tutta la mia vita veri e propri pilastri portanti.

In fine, due fra i suoi personaggi sono cuciti addosso ad altrettante persone che hanno avuto un ruolo fondamentale nella mia vita: il mio amico Angelo, che con le sue azioni prima che con le sue parole mi ha fatto capire con quanta intensità e spirito di sacrificio si possa amare il nostro pianeta, e la mia maestra della terza e quarta elementare alla quale devo la scintilla che ha acceso la mia fantasia (con tutto ciò che ne è derivato poi in termini di effetti collaterali).

A loro questo racconto è dedicato.

 L’equazione Lo Piparo

Giornalista: “La notizia che da qualche giorno ha messo in subbuglio l’opinione pubblica del nostro paese è rimbalzata per mesi all’interno della rete, ad appannaggio dei soli addetti ai lavori. Ma una volta trovata conferma è esplosa come una vera bomba mediatica. La cosa che colpisce maggiormente è che la scoperta sia nata in seno alla comunità scientifica siciliana che dal tempo del Piazzi e della scoperta del pianetino Cerere non produceva risultati scientifici di rilievo. Ma in questo senso la storia della matematica è un po’ una storia a se rispetto a quella di altre discipline scientifiche ed è caratterizzata dall’apparire assolutamente casuale di geni matematici provenienti dalle zone più disparate ed improbabili del nostro pianeta…questa volta sembra essere appunto il turno della Sicilia e del Professor Lopiparo che oggi abbiamo qui in esclusiva per la nostra rete. Professore ci spieghi dunque meglio in cosa consiste la sua scoperta e perché sta sollevando un tale vespaio

Lo Piparo: “In primo luogo vorrei ringraziare la vostra rete per avermi dato l’opportunità di parlare e di fare un po’ di chiarezza sulla mia scoperta, in secondo luogo voglio precisare che io non sono un professore ma soltanto un ricercatore universitario…

Giornalista: “ma senza dubbio lo diventerà presto…dopo questa incredibile scoperta…quindi mi permetta di continuare a chiamarla Professore…

Lo Piparo: “come vuole lei…

Giornalista: “allora, Professore, ci spieghi un po’ meglio di cosa si tratta

Lo Piparo: “l’Istituto per il quale lavoro si occupa da molto tempo di analisi predittiva, una particolare branca della matematica a lungo utilizzata esclusivamente nel campo della meteorologia per l’elaborazione delle previsioni del tempo. Da quando faccio ricerca in ambito universitario ho sempre sognato di potere applicare l’analisi predittiva anche alle scienze sociali nella speranza di potere elaborare un giorno un’equazione che permettesse, una volta definiti correttamente i parametri, di avere, per esempio, la certezza che una scelta da fare porterà a conseguenze positive o negative…in sostanza se la scelta sarà giusta o sbagliata…

Giornalista: “…e quindi l’equazione Lo Piparo…dimenticavamo di dire che l’equazione da lei scoperta prende già il suo nome…permette di essere certi della decisione che si sta per prendere che ne so…magari in politica, oppure nello sport…o nella vita di ogni giorno?

Lo Piparo: “…mi faccia finire…questo era il mio obiettivo ma le cose poi sono andate un po’ diversamente. La difficoltà più grande nel lavoro fatto è stata quella di trasformare gli elementi che compongono una decisione, afferente ad uno qualunque dei campi di cui parlava prima, in altrettanti valori numerici…abbiamo cominciato a costruire un abaco dei valori numerici fino ad adesso determinati, e questo abaco viene aggiornato oramai in tempo reale grazie al supporto di molti altri istituti internazionali che si sono immediatamente interessati alla nostra scoperta. Il nostro istituto fra l’altro, vista la rilevanza sociale dell’equazione, ha immediatamente optato per una scelta di assoluta trasparenza e per questo il nostro sito internet è disponibile in tutte le sue parti a chiunque voglia accedere alle informazioni generali sull’equazione, all’abaco e comunque a tutte le ricerche correlate che mano mano si vanno sviluppando…

Giornalista: “si, si Professore ma torniamo all’equazione…se non ho capito male quindi pur lavorando nel campo dell’analisi predittiva la vostra equazione non è in grado di prevedere un bel niente…”

Lo Piparo: “beh nei fatti le cose stanno più o meno così…ma è in grado di produrre un altro tipo di risultato…inserendo gli elementi decisionali in forma numerica è possibile verificare la bontà di una decisione già presa…in una parola per far si che l’equazione funzioni è necessario che la decisione sia già stata presa e a quel punto l’equazione permette di valutarne gli effetti a valle…

Giornalista: “ma mi permetta…di questo siamo capaci tutti…una volta che la decisione è presa chiunque è in grado di valutarne gli effetti…

Lo Piparo: “lei crede? Ne è proprio sicuro? Io penso che ci siano tante decisioni che vengono prese da altri e che influiscano, anche molto pesantemente, sulle nostre vite. Nella maggior parte dei casi poi nessuno si prende la briga di valutarne i risultati oppure questi vengono valutati in mala fede…la nostra equazione darà risposte proprio a questo…

Giornalista: “Professore si dice fra l’altro che seppure la definizione dell’equazione ha richiesto un procedimento particolarmente complesso, il suo utilizzo risulta molto semplice e alla portata di tutti…

Lo Piparo: “si è vero, infatti per impostare l’equazione sono sufficienti conoscenze matematiche delle quali è in già possesso un bambino di quinta elementare…per il resto è sufficiente utilizzare l’abaco e attraverso pochi calcoli l’equazione fornisce la risposta che si cerca

Giornalista: “e da cosa si capisce che una decisione è giusta o sbagliata

Lo Piparo: “Se la decisione inserita all’interno dell’equazione è una decisione sbagliata l’equazione fornisce un risultato pari a zero se invece la decisione presa è giusta il risultato è un numero irrazionale: 1,61803…ovverosia un numero con una serie infinita di decimali dopo la virgola. Siamo rimasti molto stupiti quando abbiamo ottenuto questo risultato e abbiamo capito che questo era il numero che corrispondeva ad una buona decisione…questo numero è infatti un numero molto speciale…è conosciuto come numero di Fibonacci o Rapporto Aureo…

Giornalista: “vuole essere più chiaro con i nostri spettatori…”   

 

Maria Inglese era alle soglie della pensione. In effetti si sentiva anche sul confine della propria vita. Non pensava per la verità di essere in procinto di morire ma sentiva di stare entrando in una fase della propria esistenza nella quale nulla sarebbe più stato importante. Gli extraterrestri non erano mai arrivati, dopo tante discussioni nessuno era riuscito a clonare un dinosauro, niente elisir di lunga vita chissà ancora per quanto tempo. La fame nel mondo era ancora più che presente, guerre e guerricciole imperversavano un po’ dappertutto, nessuno dopo Comencini era riuscito a fare un film decente su Pinocchio. Insomma le sue grandi passioni di una vita non avevano preso corpo e adesso si sentiva troppo vecchia per potere ragionevolmente sperare che qualche cosa di importante potesse ancora accadere alla fine del suo percorso. Forse era soltanto un poco depressa. Poi negli ultimi giorni era arrivata quella notizia sull’Equazione Lo Piparo. I bambini di quinta si erano subito entusiasmati e avevano preteso da lei spiegazioni su come utilizzarla. Si erano connessi via internet con l’Istituto di Matematica di Palermo e avevano scaricato il manuale d’uso e l’abaco. Adesso era chiaro che fosse solo una questione di tempo; la bomba, Maria ne era certa, sarebbe esplosa da li a poco. Non aveva neanche completato il pensiero quando Monica in prima fila sollevò la mano per richiamare la sua attenzione. Maria capì che quello era l’inizio.

Maestra possiamo chiederti una cosa?” disse Monica. Dall’uso del plurale si capiva chiaramente che il suo era il ruolo del portavoce.

Dimmi pure”.

Abbiamo molto pensato a quello che ci hai detto sull’equazione che hanno scoperto e vorremmo provarla su una cosa di cui si parla tanto” e disse il nome della cosa la giustezza della quale volevano mettere alla prova. Maria pensò che in fondo se lo aspettava ma fu egualmente tentata di chiedere loro se erano proprio sicuri. Pensò anche che la cosa avrebbe causato di certo molti problemi nel momento in cui si fosse saputa a scuola. Ma pensò anche che in fondo, forse, erano questi gli extraterrestri attesi da tanto tempo e disse soltanto:

Va bene…volete il mio aiuto?”

No Maestra, vogliamo che tu stia a guardare e ci corregga solo quando facciamo errori grossi

Va bene” disse Maria e si sedette dietro la cattedra.

Monica si alzò e venne alla lavagna. Era chiaramente tutto organizzato da tempo e la richiesta di permesso era per loro solo una formalità. Ludovico in seconda fila aveva già aperto davanti a se l’abaco. Monica cominciò scrivendo l’equazione generale nella parte più alta della lavagna e poi comincio a sostituire i fattori generici con i dati numerici contenuti nell’abaco. Ogni tanto si voltava a guardare gli altri per capire se tutti erano d’accordo su come procedeva mentre loro la seguivano passo passo replicando quello che lei stava facendo alla lavagna sui loro quaderni. Si sentiva solo il grattare leggero del gesso e di tanto in tanto la voce dei Ludovico che dava a Monica il valore numerico corrispondente a quella particolare componente della decisione. Maria non dovette intervenire una sola volta. La classe aveva scelto bene la sua rappresentante, Monica infatti era la più brava in matematica. Tutti i fattori adesso erano inseriti nella formula e bisognava soltanto fare i calcoli. In alcuni passaggi Monica chiese l’aiuto di Ludovico dotato anche di una piccola calcolatrice elettronica. Fu con una certa solennità che Monica tracciò il risultato accanto al segno di uguale posto alla fine dell’equazione. Il risultato era zero. Monica guardò Maria, anche il resto della classe la guardava. Si leggeva chiaramente nei loro occhi un’unica domanda: “e adesso che facciamo?”. Maria ricambiò il loro sguardo e sentì in quel momento di amarli moltissimo, sentì che era molto fortunata ad essere la loro Maestra e di essere sopravvissuta fino a quel momento e a quel tempo e disse loro: “credo che dovreste fare subito quello a cui state pensando”. Allora si alzarono tutti assieme. Giuliano, il più alto di loro, mise una sedia accanto al muro e si mise in piedi su di essa, poi con molta delicatezza stacco il Crocifisso dal muro. Quando smontò dalla sedia alcuni bambini si avvicinarono e chiesero di baciare il Crocifisso, altri tirarono fuori dallo zainetto simboli diversi che Maria conosceva bene perchè narravano tutti di un grande amore. Solo allora capì fino a che punto la cosa fosse stata preparata a sua insaputa e come probabilmente quella fosse stata solo una verifica del risultato in sua presenza perché in realtà loro la formula l’avevano già applicata di nascosto. Capì d’improvviso anche a cosa serviva quella capanna costruita in giardino nelle ore di ricreazione. Con un cenno della testa fece capire loro che potevano andare. “Non vieni con noi Mestra?”, chiese Monica. “Io resterò a guardarvi dalla finestra”, disse Maria. Quando tutti furono fuori dalla classe Maria si avvicinò al banco di Ludovico e prese l’abaco, poi andò verso la lavagna. Cancellò con lentezza i calcoli di Monica lasciando soltanto la formula generale e ricomincio la sostituzione inserendo questa volta i dati relativi alla decisione presa dai bambini. Non ebbe bisogno della calcolatrice e dopo pochi secondi il risultato era davanti ai suoi occhi. Guardò i bambini giù nel giardino mentre mettevano fiori selvatici in piccoli vasetti di vetro e sistemavano i simboli delle diverse religioni sulle pareti della capanna. Sulla lavagna si poteva leggere 1,61803…

 

Lo Piparo: “cercherò di spiegarmi con semplicità. Il Rapporto Aureo è il rapporto appunto che mette in relazione i numeri contenuti in una serie conosciuta come Serie di Fibonacci “1, 1, 2, 3 ,5 , 8, 13, …”. Per costruirla si calcola ciascun numero sommando i due che lo precedono e il rapporto fra questi numeri finisce, mano mano che si procede nella serie, per approssimarsi sempre di più al Numero di Fibonacci. Come pi greco il rapporto aureo è un numero la cui espansione decimale non ha fine, né manifesta alcuna regolarità. Tuttavia esso racchiude quelle che nei secoli sono state interpretate come le proporzioni perfette. Molte delle più importanti opere artistiche di tutti i tempi si basano sul rapporto aureo ma è la sua apparizione in natura che ha in se qualche cosa di arcano. Il modello di riproduzione dei conigli, il numero di petali di un fiore, il numero di spirali in una pigna di abete, la crescita nel tempo di una conchiglia marina e perfino la distanza fra il nostro ombelico e il suolo…tutti hanno invariabilmente qualche cosa a che fare con il rapporto aureo. Devo dire che per noi è stata una grande sorpresa renderci conto come ad una decisione positiva corrispondesse  sempre un numero pari a quello di Fibonacci… è una cosa sulla quale stiamo molto riflettendo…

Giornalista: “per la scoperta di questa e equazione già da più parti ribattezzata “equazione del Buonsenso” si parla per lei della Medaglia Fields, una specie di premio Nobel per la matematica…….., ma vorrei chiederle: molte delle decisioni, soprattutto in ambito politico, vengono prese senza tenere conto di quelli che dovrebbero essere gli elementi decisionali fondamentali ma facendo prevalere l’interesse di partito o peggio quello personale, come fa la formula a funzionare in questo caso?

Lo Piparo: “proprio valutando questo rischio abbiamo inserito nella formula una variabile chiamata, guarda caso, “Variabile M”. Questa permette di inserire in termini numerici proprio la dose di “malafede” utilizzata nell’elaborazione di quella particolare decisione

Giornalista: “lei pensa che la formula sia utilizzabile anche per le nostre scelte quotidiane…penso per esempio alle scelte che ci impongono i nostri familiari, nostra moglie…” 

 

Il ragioniere Panepinto quel pomeriggio lasciò con forte anticipo l’ufficio nel quale lavorava praticamente da una vita. Nessuno dei suoi colleghi ricordava che un fatto simile fosse mai accaduto in tutti quegli anni. Lui accennò ad un impegno importante rimandato per troppo tempo e disse che avrebbe recuperato le ore di lavoro perduto nei mesi a venire. La scusa fu prontamente accettata e nessuno fece domande. Il ragioniere d’altra parte era quello che si dice un impiegato modello. C’era anche un’altra ragione che faceva si che tutti simpatizzassero per lui ed era una di quelle cose che portava la gente, quando lo vedono passare per strada, a dire con fare molto contrito: “poverino, non è colpa sua”. In poche parole la moglie del ragioniere Panepinto detta la Ragioniera, con allusione finissima ad altro tipo di conti da lei registrati, teneva una condotta non proprio ineccepibile. I maligni dicevano di lei non solo che il nome di Ragioniera le si addiceva alla perfezione ma facevano riferimento anche ad una sua presunta specializzazione nel campo della “partita doppia”, affermazione invariabilmente accompagnata dall’ilarità dei presenti. Naturalmente il ragioniere Panepinto non si accorgeva di nulla. Non era un uomo stupido, era piuttosto fermamente convinto che sua moglie non avrebbe mai potuto prendere una decisione che potesse danneggiarlo, fare una scelta che avrebbe potuto produrgli dolore. Sentiva muoversi qualche cosa attorno e dentro di lui, coglieva ogni tanto quelle espressioni di commiserazione dei sui colleghi, i sospiri delle sue colleghe quando passava ma ogni volta che, tornato a casa, sollevava qualche dubbio c’era sempre lei pronta con una spiegazione per tutto e capace sempre di fare “quadrare i conti”. Poi il giorno prima durante la pausa pranzo aveva letto sul giornale quella strana notizia sull’equazione Lo Piparo e aveva voluto connettersi con il sito dell’istituto di matematica per capire di cosa si trattasse. Per lui che aveva passato la vita in mezzo ai numeri erano tutti concetti elementari e li per li aveva sorriso al pensiero di quali potessero essere i campi di applicazione dell’equazione. Ma poi per tutta la notte, disteso nel suo letto accanto alla Ragioniera pacificamente ronfante non era riuscito a chiudere occhio pensando a quale fosse il suo personalissimo “campo di applicazione”. La mattina dopo arrivato in ufficio di buon ora aveva organizzato tutto come se si trattasse di un rito. Aveva disposto ogni oggetto con ordine meticoloso sulla sua scrivania e all’ultimo momento aveva sostituito la moderna calcolatrice con il vecchio regolo calcolatore ereditato dal padre, il compianto Ragioniere Panepinto senior. Poi, guardandosi attorno con aria furtiva per vedere se qualcuno facesse attenzione a lui, aveva tirato fuori dal cassetto l’abaco e lo aveva sistemato sotto il giornale. Aveva così cominciato a impostare l’equazione soffermandosi molto sui valori numerici da scegliere per paura di commettere errori. Ogni tanto si perdeva in pensieri ma poi tornava subito all’equazione. Rifece i calcoli per dieci volte, il numero delle prove gli sembrava adeguato a garantirgli la certezza del risultato. Poi, come detto prima, adducendo la scusa dell’impegno lasciò l’ufficio in forte anticipo. Quando entrò in casa senza fare rumore si accorse subito del suono  proveniente dalla cucina e capì che non era esattamente quello del frullatore. Sostò un attimo davanti allo specchio del corridoio per sistemare la cravatta e riavviare i capelli e poi estrasse dalla tasca del paltò il secondo oggetto  lasciatogli in eredità dal Ragioniere Panepinto senior. Attraversò il corridoio, spinse la porta della cucina, entrò e la richiuse alla sue spalle. Tutti i piccioni poggiati sul cornicione del palazzo fuggirono all’improvviso quando nel silenzio del dopopranzo echeggiarono inconfondibili due colpi di pistola.

La signora Giuseppina, addetta alle pulizie nello studio del ragioniere Panepinto non si accorse nemmeno, spolverando il suo tavolo, che l’asta di computo del regolo calcolatore era ferma sullo zero.

Il Rettore era molto soddisfatto di quello che stava accadendo nel mondo scientifico ed accademico. La fama dell’Ateneo subiva il traino del risalto internazionale assunto dalla scoperta dell’equazione Lo Piparo e mai come in quel momento l’attenzione di tutti era concentrata sull’università palermitana. Gli dava solo qualche preoccupazione l’uso improprio che sempre di più si cominciava a fare dell’equazione e per dirla tutta si era quasi pentito del protocollo di trasparenza da lui per primo voluto che rendeva di dominio pubblico ogni progresso attuato nell’utilizzo della formula. Ma oramai non c’era niente da fare, anche questa decisione era stata sottoposta all’Equazione Lo Piparo e il risultato naturalmente era stato il Numero di Fibonacci. Per questo aveva deciso di utilizzare l’opinione pubblica a suo favore. Qualche giorno prima, durante il Consiglio di ateneo aveva messo all’ordine del giorno l’attuazione di una nuova ricerca basata sull’utilizzo dell’equazione Lo Piparo. Visto le potenzialità incredibili sviluppate dall’APS (analisi predittiva sociale, era stata battezzata così la scienza derivata dalla nuova equazione con un gusto per le sigle tutto meridionale) grazie all’impiego di un software capace di trattare un gran numero di dati in ambiente informatico, aveva avuto un’idea eccezionale. Per prima cosa era stata fatta una lista di personalità. Non era stato trascurato nessuno fra i personaggi più importanti in tutti i campi possibili. All’ultimo minuto il rettore aveva avuto, fra l’altro,  quello che pensò essere un vero colpo di genio. Avrebbero introdotto nella lista anche qualche santo, a mo’ di cartina tornasole, tanto per dare a tutti la certezza che l’equazione funzionava. L’obiettivo della ricerca era infatti quello di introdurre all’interno dell’equazione i dati relativi alle scelte più importanti fatte dalle diverse personalità durante la loro vita e vedere cosa ne veniva fuori. Si aspettava naturalmente di ottenere un grande quantità di risultati positivi che certamente avrebbero invogliato l’opinione pubblica, e soprattutto i VIP oggetto della ricerca, a sostenere ulteriormente gli sforzi dell’Ateneo. Il progetto era stato approvato all’unanimità e naturalmente il coordinamento della ricerca era stato affidato a Lo Piparo. Il Rettore lo aspettava da un momento all’altro perché si aspettava da lui i primi risultati della ricerca. Dopo pochi secondi infatti la porta si aprì e comparve Lo Piparo. Appena il rettore lo vide capì che qualche cosa non andava. Lo Piparo cominciò a parlare quasi con il fiatone.

Magnifico Rettore” Lo Piparo era sempre un po’ pomposo quando era in preda all’agitazione “temo che le cose ci siano sfuggite di mano”.

Lo Piparo si sieda, si dia una calmata e soprattutto si spieghi meglio

Lo Piparo si sedette e dopo essersi asciugato il sudore con un fazzolettino di carta gentilmente reso disponibile dal Magnifico Rettore cominciò a parlare.

Magnifico Rettore

Lo Piparo possiamo evitare i titoli?”

va bene…sono entrato da pochi minuti in possesso dei primi risultati relativi alla ricerca…

e allora?

sono un po’ diversi da come ce li aspettavamo

intende dire che i risultati positivi dell’equazione sono inferiori alle nostre aspettative?

non immagina quanto

in che senso?

a che numero corrisponde per lei un “risultato inferiore alle aspettative”…un numero che sia  accettabile intendo?

Lo Piparo che facciamo gli indovinelli!

La prego risponda

Considerato che il nostro campione è di 5.000 personalità e che dentro ci sono santi, uomini politici di indubbia virtù, sportivi idoli delle folle…volendo esagerare per difetto direi…mille?” da come lo guardava Lo Piparo il rettore capì che l’esagerazione c’era stata ma non per difetto. “cinquecento?” Lo Piparo era una statua di sale. “Cento?” il rettore senti inequivocabilmente un goccia di sudore rotolargli lungo la spina dorsale. “Lo Piparo me lo dice si o no quanti sono?” e sentì con chiarezza che la voce gli veniva fuori innaturalmente stridula.

Lo so che non ci crederà, ma abbiamo ricontrollato i calcoli decine di volte e non ci sono dubbi”.

Lo Piparo se non mi dice subito quanti sono la uccido

Lo Piparo lo guardò con genuina disperazione e disse: “Uno rettore, uno soltanto”.

Il rettore impallidì evidentemente, poi però si riprese subito. Pensò infatti che probabilmente i risultati della ricerca erano stati falsati da quella sua idea geniale di metterci dentro anche i santi e dal fatto che il software usato attivava comunque un sistema comparativo fra tutti i componenti il campione. In questo modo avendo magari messo dentro un santo “troppo santo” tutti gli altri componenti del campione non riuscivano nemmeno lontanamente ad avvicinarsi al numero del Fibonacci, in una parola ci facevano “mala figura” paragonati al “Super Santo”. A questo pensiero si rasserenò al quanto.

Lo Piparo mi faccia indovinare chi è questo unico

io credo che non ci riuscirà

vuole vedere che la sorprendo? Sono sicuro che l’unico a meritarsi un bel rapporto aureo è Padre Pino da Monte Pietroso

Mi dispiace rettore glielo dicevo che non indovinava” disse Lo Piparo e a questo punto il rettore sentì che quasi ogni parte del suo corpo cominciava a grondare sudore.

E chi è allora?” chiese quasi boccheggiante

non so se ricorda che all’inizio degli anni novanta del secolo scorso in Sicilia ci fu un po’ di maretta in salsa ambientalista. Tutela dell’ambiente, parchi e riserve naturali, sviluppo sostenibile…cose di questo genere. In particolare c’era una persona che si distinse fra tutte. Il nome Antonello Di Matteo le ricorda niente?

Il rettore provò a scavare nella sua memoria. Effettivamente il nome gli ricordava qualche cosa ma non riusciva ad inquadrarlo con precisione. Poi improvvisamente gli parve di ricordare.

Ma era per caso quello con quel gran barbone, un aspetto un po’ garibaldino che rompeva le scatole a trecentosessanta gradi denunciando politici a destra e a manca?

Credo proprio di si” disse Lo Piparo.

quello che faceva tutte le marce a favore di laghi e fiumi, che si incatenava un giorno si e l’altro pure alle cancellate della sede del governo regionale e che…” il Rettore si fermò improvvisamente e guardò Lo Piparo come a dire “non mi dica che Di Matteo è quello del…”. Senza bisogno che il Rettore dicesse nulla Lo Piparo annui con il capo. Il Rettore finì la frase come se non potesse fare a meno di evocare anche a parole il fantasma. “Di Matteo è quello delle battaglie contro il Ponte”. Il rettore guardò nuovamente Lo Piparo e pronunciando con cura le parole chiese: “le nostre ricerche vanno sempre in tempo reale su internet?” Lo Piparo annuì. “E anche i risultati di questa sono già on line?”. Lo Piparo annuì. “Anche la scelta di Di Matteo di  schierarsi contro il Ponte è stata valutata dal software?” Lo Piparo annuì per l’ultima volta. “Quindi in questo momento tutta la gente sa che quella di fare il ponte è stata una cazzata madornale?” Lo Pipero alzò gli occhi e disse “vedrà rettore che magari non se ne accorge nessuno”.

 

Giornalista: “credo che la giornata di oggi resterà a lungo nelle cronache della nostra terra. Dopo l’ondata di suicidi fra parlamentari e ministri del governo nazionale a seguito della notizia pervenuta da fonti non ufficiali vicine al Consiglio Superiore della Magistratura che vorrebbe già al vaglio della commissione parlamentare per la giustizia una proposta di legge finalizzata ad accettare l’equazione Lo Piparo come prova a carico nel processo penale, da poche ore è giunta notizia che un grande numero di persone ha cominciato a raccogliersi ai due ingressi del ponte sullo stretto di Messina bloccando il transito dei veicoli. Le immagini che vedete in questo momento arrivano in diretta dall’ingresso di Messina. Quella enorme macchia scura attorno al pilastro Ganzirri è formata da almeno 500.000 persone che si sono riunite qui dopo le notizie circolate sui dati pubblicati nel sito dell’Istituto di Matematica dell’Università di Palermo. I colleghi della sede regionale della Calabria ci dicono che la stessa cosa sta accadendo all’ingresso di Villa San Giovanni. Proprio in questo momento sta succedendo un fatto strano. La folla incomincia a defluire dalla rampa e dalla zona attorno al pilastro. L’accesso al ponte adesso è completamente libero, probabilmente i manifestanti hanno deciso di interrompere la protesta….ma che succede…sicuramente anche i telespettatori hanno visto il lampo di luce che si è acceso per un attimo alla base del pilone…il fumo si sta diradando…si vede chiaramente come uno dei cavi di tenuta della campata stia cedendo…ha ceduto in questo momento…il ponte sta cominciando a girare sul suo asse principale…adesso si sta accartocciando…sembra un grosso elastico che è stato improvvisamente reciso…e adesso sta precipitando a mare…anche il pilastro di Villa San Giovanni mi dicono in questo momento che ha ceduto…il Ponte sta scomparendo nelle acque dello stretto…la gente attorno alla base del pilastro sta festeggiando, si abbraccia, canta…sembra di assistere nuovamente alle scene che seguirono alla caduta del Muro di Berlino…Signori spettatori in questo momento quella che era considerata una delle meraviglie della tecnologia moderna, il Ponte dello Stretto di Messina è scomparso in mare”.

L’incontro era stato organizzato nell’aula magna della Facoltà di Ingegneria di Palermo ma già dal primo momento gli organizzatori capirono che ben altro sarebbe stato il numero di partecipanti rispetto a quello che l’aula poteva contenere. Il Comune montò in fretta e furia due maxi schermi sul Viale delle Scienze e tutte le reti televisive nazionali si impegnarono a trasmettere in diretta la conferenza nella speranza che la gente decidesse di rimanere a casa. Nonostante tutto, già due ore prima dell’inizio dell’incontro, si contavano oltre mezzo milione di persone all’interno della città universitaria.

Lo Piparo arrivò con l’elicottero che lo scodellò direttamente sul tetto del Dipartimento di Ingegneria Edile. Di Matteo giunse con lo scassatissimo motorino, anch’esso reduce di innumerevoli battaglie, all’ingresso nord di Viale delle Scienze. Li fu prelevato dai Carabinieri che lo portarono fino all’ingresso dell’aula magna. Mentre era nel cellulare, il vecchio ambientalista pensò a quante volte si era ripetuta quella scena di lui dentro un cellulare e dei carabinieri che lo guardavano in cagnesco e fu certo che le cose nella vita finiscono per ripetersi sempre uguali anche se il senso che attribuiamo loro cambia.

Di Matteo era ancora un bell’uomo nonostante i suoi 85 anni. Con l’età aveva perso solo pochi centimetri della sua altezza imponente, centimetri guadagnati in larghezza e che gli conferivano se è possibile oggi un aspetto ancora più massiccio. I capelli corti oramai completamente bianchi si accompagnavano con l’immancabile barba “garibaldina” che si manteneva invece ancora quasi completamente nera. Per fugare ogni dubbio circa il personaggio al quale si ispirava Antonello portava come sempre un fazzoletto rosso attorno al collo. La folla costituita in gran parte da giovani si aprì al suo passaggio e quelli che lo riconoscevano tentavano di toccarlo e di stringergli la mano. Antonello era molto confuso e fu contento di arrivare alla poltrona preparata per lui sul palco dell’aula magna. Lo Piparo era già li. Si strinsero brevemente la mano. Lo Piparo disse qualche cosa che Antonello non capì, ma annuì comunque. Il Magnifico Rettore salì sul palco e prese il microfono. Improvvisamente la folla tacque e si poteva avvertire chiaramente come anche la folla fuori, mano mano che l’immagine del Rettore compariva sui maxi schermi cominciasse a tacere.

Innanzi tutto vorrei ringraziare tutti coloro che sono venuti qua oggi ed i particolare il Dottor Lo Piparo e il Signor Di Matteo che hanno accettato di chiarire, rispondendo alle domande del pubblico, alcune cose rispetto ai fatti molto gravi accaduti in questi ultimi giorni. L’utilizzo, certamente improprio, dell’Equazione Lo Piparo e un tragico effetto domino che sembra essersi innescato ci fa molto temere ulteriori problemi di ordine pubblico e vorremmo quindi oggi fugare definitivamente paura e dubbi…per questa ragione  passo subito la parola ai nostri relatori e a tutti coloro che vorranno porre loro domande”.

Si alzarono immediatamente una serie di mani giù in platea. Il rettore indicò un ragazzo seduto in prima fila con un ciuffo di capelli viola. “Vorrei fare una domanda al Dottor Lo Piparo…quando ha elaborato la sua equazione aveva previsto che potesse produrre un casino di questa portata?”.

Credo che nella maggior parte dei casi chi inventa o scopre qualche cosa di nuovo pensi sempre che la sua creatura sia destinata a fare del bene…poi spesso però le cose prendono una piega imprevista…penso per esempio ad Einstein, a come la sua equazione abbia di fatto aperto la strada alla follia nucleare…ma credo anche che la teoria della relatività abbia prodotto innumerevoli effetti positivi…per la verità al momento sono molto confuso e preoccupato per quello che sta accadendo e non sono in condizione di valutare i pro e i contro della mia scoperta…

Ad Antonello sembrò proprio buffo che l’inventore di un’equazione finalizzata a verificare la bontà delle scelte fatte dagli uomini non era in grado di verificare la bontà della propria scoperta. Ma il suo pensiero fu subito interrotto. Il rettore aveva indicato questa volta una ragazza bionda in fondo alla sala. Antonello ne distingueva  a malapena i tratti ma capì subito che avrebbe rivolto a lui una domanda. “Vorrei fare una domanda al Signor Di Matteo…mio nonno era un suo grande amico e ha condotto assieme a lei tante battaglie a favore dell’ambiente della nostra isola…c’è una cosa però che non ho mai capito nel comportamento di mio nonno, una cosa evidentemente riscontrabile anche nel suo comportamento. Lei è l’unico uomo del campione scelto dall’università nel nostro paese la cui “equazione esistenziale” ha avuto come risultato il numero di Fibonacci. Eppure quelli come voi quando conducevano le lotte per la tutela del nostro patrimonio ambientale non prendevano altro che terribili batoste. Ricordo come se fosse adesso le telefonate anonime con minacce che arrivavano a casa mie e sono certa che anche lei abbia subito cose simili…adesso leggendo la sua biografia pubblicata in questi giorni scopriamo delle vessazioni subite in tutti i campi: manganellate durante le manifestazioni pacifiste, minacce di morte dalle varie mafioserie isolane, l’isolamento terribile al quale eravate costretti a causa della pochissima sensibilità dell’opinione pubblica. Conservo un ricordo indelebile del fatto che mio nonno mangiasse una volta al giorno quando andava bene, dei sacrifici ai quali ci costringeva per mantenere fede agli impegni presi e di quanto mia nonna avesse faticato per convincerlo a sposarsi…diceva sempre infatti che visto il tipo di vita che conduceva “una cosa era essere responsabili per se stessi ed un’altra costringere moglie e figli agli stessi sacrifici”. Se volessi a questo punto sintetizzare, visto anche che il Rettore da qualche minuto fa ripetutamente il segno della forbice, chiederei semplicemente…”ma chi ve lo ha fatto fare?”…invece voglio elaborare meglio la domanda. L’equazione Lo Piparo arriva oggi a confermare la bontà di tutte le sue scelte, di tutte le sue battaglie…ma considerato il fatto che questa conferma arriva solo oggi e che nel frattempo ci sono state solo batoste, solitudine, frustrazioni, fallimenti, mi chiedo e le chiedo…ma dove trovavate allora la forza di continuare, chi o cosa vi faceva capire di essere nel giusto?”.

Antonello la guardò sorridendo ma sapeva già di non avere risposte a quella domande, sapeva già che gli sarebbero mancate le parole. E cosa avrebbe potuto raccontarle d’altra parte? Dirle di quei pochi momenti nei quali con suo nonno e con pochi altri disperati avevano sentito come tutto funzionasse a perfezione e dell’energia che erano riusciti a trarre da ciò. Dirle di quanto ancora oggi si commuovesse quando pensava di vivere su un pianeta nel quale cadeva acqua dal cielo. Poteva raccontarle della gioia di mettere da parte per il futuro e per i giovani come lei ancora un pezzettino di terra, un solo albero, un uccello, un ciuffo di erba? Avrebbe trovato le parole per raccontarle di quella volta che sulla spiaggia di Siculiana aveva sentito le balene cantare verso il suo falò? Poteva sperare che capisse, che capissero se avesse cominciato a raccontare di laghi, di boschi, di prati che nonostante le sue battaglie erano stati spazzati via da quell’isola? E quali frasi avrebbe dovuto scegliere per dirle che forse l’Equazione Lo Piparo era la formula attraverso la quale il pianeta finalmente parlava all’uomo se era vero, come molti sostenevano, che in fondo la matematica e il linguaggio con il quale parla il nostro universo? Sapeva che non c’erano parole per spiegare questo e molto altro ancora, che gli mancava persino il coraggio di raccontare della gioia di non possedere una casa, una famiglia, un’automobile, prezzo piccolo da pagare in fondo per essere parte di quella meraviglia che seppure maltrattata sentiva pulsare dentro di se ancora oggi. Poteva in fine dire che per lui in realtà il problema della scelta non si era posto mai e non perché fosse certo di quello che stava facendo ma semplicemente perché non riusciva nemmeno vagamente ad immaginare l’alternativa, a cogliere il senso di una scelta. Non poteva dire tutte queste cose e infatti non le disse. Quando la ragazza, un po’ spazientita, tornò a chiedere “e quindi perché lo avete fato, come facevate a sapere di essere nel giusto?”a lui non restò che ripetere quello che gli diceva il cuore: “davvero…non avrei potuto fare altrimenti”. 

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2 pensieri su “L’Equazione Lo Piparo

  1. All’inizio ho pensato a “Paperino nel mondo della matemagica”…poi a tutto il resto, soprattutto al nostro caro “Garibaldino”. Stavolta ritmo crescente con forte emozione finale…

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