C’è un racconto di Borges che mi piace particolarmente. Si intitola: “Tlön, Uqbar, Orbis Tertius” e fa parte della raccolta “Finzioni“. Per chi non lo conosce, il racconto tratta dell’irrompere di un mondo fantastico all’interno del mondo reale grazie ad un esercizio di creazione enciclopedica di un misterioso gruppo di intellettuali cospiratori (un po’ come quelle false informazioni che ogni tanto si scopre qualcuno ha inserito su Wikipedia).

Il narratore racconta appunto di avere cominciato a leggere di questo mondo immaginario all’interno di un’enciclopedia e con il procedere della storia, il narratore stesso rileva sempre più indizi della presenza di questo nuovo mondo prima in documenti fino alla sua irruzione nel mondo reale. Certe volte ho la sensazione che anche a noi stia succedendo la stessa cosa. Ho la sensazione che fatti del mondo reale debbano per forza, se vogliono essere riconosciuti, risolti in quanto problemi, sdoganati se considerati imbarazzanti, pagare una specie di pedaggio a “non fatti” dell’altro mondo parallelo.

Alcuni esempi.

Essere grassi. E’ un problema di questo mondo. Alcune persone lo sono senza per forza abusare del cibo. C’è chi lo è per ragioni patologiche. Chi per questioni psicologiche. Se ne può discutere. Possiamo provare assieme a trovare ragioni, modi per mitigare il problema, soluzioni per far si che che i grassi siano un po’ meno grassi e un po’ meno discriminati dai non grassi. Possiamo pensare e fare tante cose in questo nostro mondo.

E invece no. Tlön, Uqbar, Orbis Tertius. La soluzione sembra essere nell’altro mondo. Lanciamo le fotomodelle “curvy” (gli anglosassoni un giorno saranno chiamati a rispondere di tutti i danni che hanno prodotto con questa loro lingua troppo “elastica”).

Persone affette dalla Sindrome di Down. Nella mia relazione con persone affette da questa sindrome ci sono solo esperienze meravigliose. So quanto difficile a volte debba essere per un genitore avere un bambino affetto da questa sindrome ma so al contempo di quanta gioia ciò possa produrre. So quanti problemi possa presentare il gestire una relazione con questo tipo di persone e al tempo stesso quanta energia positiva possa venirne fuori. Possiamo discutere anche di questo. Restando per favore in questo mondo.

E invece no. Tlön, Uqbar, Orbis Tertius. Nuovamente abbiamo bisogno di spostare la discussione nel mondo parallelo. E allora la maniera migliore per risolvere la questione, dare dignità a queste persone e permettere loro di integrarsi in questa nostra società abbastanza disintegrata è…produrre una bambola da lanciare sul mercato con le sembianze di una persona affetta dalla sindrome di Down (questa è notizia di oggi).

L’agricoltura biologica. Il nostro pianeta ne ha bisogno come il pane (è proprio il caso di dirlo). Costituisce in se un vero e proprio cambiamento di paradigma rispetto al modo di vedere l’agricoltura negli ultimi 50 anni. Produce anche un cambiamento significativo nella nostra idea di come dovrebbe essere il cibo, di quanto dovremmo mangiarne, di quanti scarti dovrebbero venire fuori da questo processo. 

E invece no. Tlön, Uqbar, Orbis Tertius.ancora. Ancora una volta non ci proviamo nemmeno a collocare la questione nel nostro mondo (o almeno alcuni, pochi, eroi ci provano, tentando soluzioni di mercato che soffrono e stentano e nella maggior parte dei casi scompaiono). Quale è la soluzione? La grande distribuzione dei prodotti bio.

Stento a crederci.

E allora lasciamo che Tlön, Uqbar, Orbis Tertius irrompano nel nostro mondo. Tanto già si sono sostituiti ad esso quasi completamente. Speriamo solo che in questo nuovo universo si siano almeno dimenticati di creare gli avvocati e i giornalisti.

2 pensieri su “Tlön, Uqbar, Orbis Tertius

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