Valuto il comportamento di chi, per comunicazioni personali, si appropria di uno spazio pubblico come può essere la ringhiera di un cavalcavia, alla stregua di quello del “posteggiatore abusivo” che ti chiede soldi per parcheggiare in città (nel caso di noi siciliani si tratta di comportamenti che appartengono tutti alla stessa “mala pianta”).

Ma se nel secondo comportamento non riesco a trovarci mai niente di divertente, devo dire che invece il primo (in quanto comunque afferente alle attività di comunicazione!) riesce a produrre a volte vere e proprie “perle”.

Da qualche giorno sul cavalcavia di Via Lazio a Palermo fa bella mostra di se uno di questi striscioni appartenente alla categoria “comunicazioni sentimentali”. Lo strizione recita: “Stupendo…fino a qui” (che io con un po’ di malignità e se dovessi “interpretarlo” a voce leggerei “Stupando…fino a qui”).

Quando si dice che la sintesi è il dono del poeta. Chiunque lo abbia scritto (e a naso direi che si tratta di un uomo) è riuscito a condensare in quattro parole e tre puntini di sospensione una grande quantità di pensieri, idee, preoccupazioni.

Mi permetto di suggerirne alcune lasciando poi, il resto, alla libera  e personale interpretazione di chi leggerà questo post.

  1. Lo “striscionista” (qualcuno dovrà pure coniare un termine nuovo per chi opera in questo campo) non sembrerebbe essersi posto il problema di ciò che stava facendo in termini di (ab)uso della cosa pubblica a tal punto da decidere di “commetterlo” non per la comunicazione di un qualche assoluto (che ne so: “ti amo più della mia vita“…oppure…”senza di te non potrei vivere“…o magari…”l’amore ha ragioni che la ragione non conosce“) ma per limitarsi ad esporre un messaggio interlocutorio e preoccupato;
  2. il contenuto lo definirei poi “bipolare” anche solo in termini geometrici. Per me che amo la simmetria si vede come se a sinistra lo “striscionista” parte con un entusiasmo quasi incontrollabile bastano tre puntini di sospensione per riportarlo, a destra, ad una più cauta visione delle cose che tiene conto dell’inesorabile trascorrere del tempo capace di corrodere anche una storia da “striscione sul cavalcavia”;
  3. ed infine la sensazione che ogni cosa è figlia del suo tempo e del suo luogo. Lo “striscionista” con il suo messaggio non vuole soltanto esprimere una preoccupazione ma anche una minaccia (stai attenta che va bene “per adesso”…ma non facciamo scherzi che non è detto che continuerà ad essere “Stupendo”). 

Direi per concludere che nel tempo degli emoticon e di whatsapp c’è chi ancora alle parole ci tiene ed è capace di utilizzarle per comunicazioni sintetiche ed efficaci.

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