Tanti anni fa mi trovavo a casa di amici. Non molto felice di essere li. Il perché di questa mia infelicità non lo ricordo più. Fatto sta che ad un certo punto la padrona di casa dichiara di avere un topo in una stanza, del quale non riesce a liberarsi. Per meglio dire: da giorni ha isolato la stanza incriminata e non la considera più nemmeno parte della quadratura della casa. Mi offro immediatamente per stanare il roditore. Gli altri restano trepidanti in attesa nella stanza più lontana da quella dove si annida l’invasore.

E’ da questa storia che nasce la poesia che potete leggere di seguito. Il fatto è che molti anni dopo scopro che anche Primo Levi ha  scritto una poesia su un topo. Lo so che il confronto è veramente ardito. Lo so che non dovrei nemmeno permettermi. E invece eccovi un altro confronto e questa volta niente po’ po’ di meno che (chissà se si scrive così) fra me e Primo Levi. Abbiate pietà.

Con il topo

Sto da solo con il topo.

Dopo, fra un po’, magari

Torno da loro

Che in coro

Mi ringrazieranno anche.

Ma fino ad allora

Da soli noi due

Da buoni amici

Senza mici per le scatole,

Stronzissimi essere baffuti.

Ancora due minuti,

e poi “come non detto!”

Due baci, due saluti,

Topo e uomo di nuovo da soli come cani.

Stringersi di zampe e mani,

Tu nella tua tana

Ed io nel mio letto.

 

Si stupiranno di non sentire lotte,

Si stupiranno di non sentire botte.

Solo un flebile e sorcino “Buona Notte”.

 

Un Topo

E’ entrato un topo, da non so che buco;

non silenzioso, come è loro solito,

ma presuntuoso, arrogante e bomba stico.

Era loquace, concettoso, equestre:

s’è arrampicato in cima allo scaffale

E mi ha fatto una predica

Citandomi Plutarco, Nietzsche e Dante:

che non devo perdere tempo,

bla bla, che il tempo stringe,

e che il tempo perduto non ritorna,

e che il tempo è denaro,

e che chi ha tempo non aspetti tempo

perché la vita è breve e l’arte è lunga,

e che sente avventarsi alle mie spalle

non so che carro alato e falcato.

Che sfacciataggine! Che sicumera!

Mi faceva venire il latte ai gomiti.

Forse che un topo sa che cosa è il tempo?

E lui che me lo sta facendo perdere

Con la sua ramanzina faccia tosta.

E’ un topo? Vada a predicare ai topi.

L’ho pregato di togliersi di torno:

che cosa è il tempo, io lo so benissimo,

entra in molte equazioni della fisica,

in vari casi perfino al quadrato

o con un esponente negativo.

Ai casi miei provvedo da me stesso,

non ho bisogno dell’altrui governo:

 prima caritas incipit ab ego.

Primo Levi, 15 gennaio 1983 – Ad ora incerta

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