Non amo i miracoli. Per meglio dire non amo ciò che molti vogliono fare passare per “miracoloso” non accettando il fatto che il miracolo è parte integrante della nostra vita quotidiana. Forse l’unico vero miracolo che ognuno di noi dovrebbe auspicare oggi è che i nostri sensi, le nostre “finestre della percezione“, fossero finalmente liberate da tutte le scorie che abbiamo lasciato accumulare, che i nostri cuori e le nostre menti si aprissero alla assoluta meraviglia nella quale (oramai inconsapevoli di vivere su questo pianeta) siamo immersi per cogliere le correlazioni profonde che legano tutti noi al tutto, per percepire la bellezza di cui siamo parte integrante prima ancora che spettatori.

La meraviglia della pioggia. Non ci sembra miracoloso il fatto di vivere su un pianeta nel quale cade acqua dal cielo (per altro sembrerebbe essere l’unico con questa caratteristica nel nostro sistema solare)? Conoscete qualcuno che si meravigli per questo?

Qualche mese fa (ma succede di continuo) sulla stampa nazionale è apparsa la notizia di una statua di un famoso santo che ha cominciato a “piangere” in una piazza di una grande città. Il giornalista scriveva che in quella piazza in meno di mezz’ora si è riunita una folla composta da  oltre 10.000 persone per assistere al “miarcolo”.

Alla fine degli anni ’70 comincia a girare in Sicilia una notizia. Dicono che si sta per costruire una strada che collegherà Castellammare del Golfo con San Vito Lo Capo. La strada distruggerà uno dei più bei tratti di costa della Sicilia (oggi si chiama Zingaro). Tutto il mondo ambientalista siciliano si mobilita. Comincia a lavorare già dal 1974 per coinvolgere il mondo ambientalista nazionale e un gran numero di ambientalisti provenienti da varie parti del mondo. Il 18 maggio 1980 per i sentieri dello Zingaro sfila quella che da allora sarà ricordata come la Marcia dei 10.000 (ma scopriamo oggi che eravamo solo in 3.000!!!) per dire no alle costruzione della strada e per chiedere la tutela della costa e la creazione della prima riserva naturale siciliana.

Qualche cosa nel confronto fra questi numeri, fra i tempi, non funziona. Dove è il vero miracolo? Nelle lacrime di una statua (naturalmente poi è venuto fuori che si trattava di un falso)? Oppure il vero miracolo è quello al quale quotidianamente si offre ai nostri sensi fra i monti e il mare dello Zingaro? E la “Divinità” dove risiede? Impegnata a fare lacrimare una statua di gesso a beneficio di uomini in cerca di “emozioni forti”? Oppure dorme e riposa fra le palme nane dello Zingaro?

Per salvare il nostro pianeta da noi stessi abbiamo un disperato bisogno di persone capaci di meravigliarsi e di trasferire questo senso di meraviglia agli altri.

C’è un film che secondo me racconta bene di questa possibilità che viene data ad ognuno di noi per entrare in contatto con il “miracolo” (quello vero) a prescindere da come poi ognuno di noi è capace di trasformare questo dono in cambiamento personale. E’ un film del 1991 scritto e diretto da Lawrence Kasdan dal titolo “Grand Canyon – il cuore della città“.

Questo film (non posso negarlo!) ha ispirato il mio racconto che segue (anche in questo caso magistralmente illustrato da mio figlio)

Anna corre

Anna corre. Corre sempre e da sempre. Ha ormai dimenticato il momento esatto in cui ha cominciato a farlo ma adesso non riesce ad immaginare di smettere. Corre ogni volta che ha un po’ di tempo, a qualunque ora del giorno, sempre in questa strana villa cittadina. Gli occhiali da sole fermati da una fascetta dietro la testa, gli auricolari sulle orecchie, la spugna attorno al collo e le mani alla spugna Anna corre. Non lo fa per passione, non lo fa per la salute ne per ragioni estetiche: lo fa per abitudine. E corre sempre anche quando potrebbe smettere, anche quando dovrebbe smettere. Corre per andare a lavoro, corre per andare al cinema, corre per andare a trovare i suoi genitori. Corre quando mangia, quando fa l’amore, quando parla.

Quando poi raggiunge la villa prende il ritmo regolare di ogni giorno, sincronizza i passi con il battito del cuore, controlla il fiato e corre per chilometri compiendo ogni volta un percorso diverso. Ma per lei è sempre tutto uguale. Corre piano quanto basta a non raggiungere i propri sogni, corre veloce abbastanza da non permettere a nostalgie e rimpianti di raggiungerla.

Ma oggi pomeriggio, pochi minuti dopo avere iniziato la propria corsa, imboccando un sentiero mai percorso prima è accaduto qualcosa di strano: ha spezzato con la fronte una ragnatela. Questo le ha fatto pensare, per un momento, che qualcosa di incredibile e indefinibile potrebbe succedere oggi. Nonostante tutto non ha mutato il ritmo dei propri passi, non ha tolto gli occhiali da sole, non ha abbassato il volume del walk man.

Un albero le è sfilato accanto senza che lei se ne accorgesse. Eppure le sue foglie rosse disegnavano motivi di sogno sul verde tenero della montagna e contro l’indaco del cielo. Ma Anna correva e gli occhiali da sole rendevano tutto così bruno e piatto. D’un tratto una folata di vento ha portato sul sentiero il profumo dei nespoli in fiore e un odore di paradiso ha riempito l’aria. Ma nessuno mai ha invitato Anna a odorare il fiore del nespolo, nessuno mai ha portato Anna in paradiso e poi l’odore del suo sudore misto a quello del bagno schiuma non le permette di sentire altro.

La luce del tramonto che trafigge i pioppi ha disegnato celestiali merletti d’ombra sulla strada ma Anna li ha calpestati senza neanche vederli riducendoli in mille frammenti di ghiaia; ha già dimenticato la tela spezzata.

Poi improvvisamente una sagoma umana si staglia sul bordo della collina, li dove conduce la strada. Anna la vede con chiarezza, ha tutto il tempo di capire di cosa si tratta mentre si avvicina. E’ uno dei tanti barboni che infestano la villa, riconoscibile per via dei capelli e della barba incolti e per gli abiti stracciati che indossa. Anna si accorge che la luce del tramonto colpendolo da dietro gli disegna attorno una specie di aureola. Per un attimo le pare di vedere il bagliore azzurro dei suoi occhi. L’uomo aspetta che Anna si avvicini abbastanza e poi comincia a parlare. “Io sono l’Angelo del Signore” dice “tu sei la prescelta per l’incarnazione del nuovo Messia” e poi ancora “se tu lo vorrai, se acconsentirai le generazione future ti chiameranno beata”. A queste parole Anna ha già superato l’uomo scartando solo un po’ sulla destra per non toccarlo. Non ha avvertito nessun odore che non fosse il proprio, non ha provato alcuna vibrazione se non quella proveniente dai propri passi, non ha sentito una sola parola con gli auricolari ben sistemati sulle orecchie. Nessuno la chiamerà beata. Anna corre.

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2 pensieri su “Anna corre

    1. Ma tu non sei Anna…per fortuna tu sei lontanissima dall’esserlo…a volte magari fai finta…tu il “miracolo quotidiano” sai coglierlo…ti cresce accanto ogni giorno della tua vita e sai nutrirlo e prendertene cura.

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