Ho visto questo poster per la prima volta durante una delle mie prime avventure speleologiche nei Pirenei. Credo che fosse il 1985. Mi rammarico di non averlo acquistato. Poi negli anni è ritornato in varie forme. Un tentativo di mia moglie (non andato a buon fine) di trasformalo in un trompe l’oeil su un muro di casa, una finestra simile ma vera trovata in una casa delle Azzorre (aperta però sul mare di Ponta Delgada e non verso i monti).

Credo che pensavo a questo poster quando ho scritto la poesia che potete leggere di seguito.

SAN DONATO DI NINEA

San Donato di Ninea,

li ho lasciati a San Donato di Ninea.

Davvero li ho visti andare via

giù sulla strada

verso ciò che era casa mia,

adesso soltanto casa loro.

 

D’oro era il tramonto

quando ho attaccato il sentiero del Pellegrino.

Finito per sempre il conto

troppo rapido di giorni e minuti.

Muti i ricordi,

sordi i dolori.

 

Fuori dal bosco

ho riempito la mia borraccia

all’ultima fonte prima della cima.

Fuori dal bosco

ho asciugato la fronte

dal sudore di prima

per fare spazio al nuovo sudore;

sudore d’albero, sole, fonte.

 

Verso lo Ionio il mondo era velato,

verso il Tirreno, velato il mondo,

ma su di me un cielo così azzurro

preparava la prima sera

del lungo viaggio,

l’autunnale primavera

dell’atteso vagabondaggio.

 

Le troppo usate fatiche,

le nostalgie di ieri,

le perversioni dell’oggi,

i futuri così bene programmati,

la troppo a lungo disattesa idea

con gli uomini e le parole

ho lasciato a San Donato di Ninea.

Un pensiero su “La vera libertà è il vagabondaggio

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