Il titolo della categoria “il resto è commento” è un tributo ad Uberto Eco e a quello che io ritengo essere il suo libro più bello e forse meno apprezzato: il Pendolo di Foucault. Apparentemente tanto complesso da dare la sensazione di essere un gioco da eruditi, in realtà, per me, è esattamente l’opposto:  una critica aspra a chi gioca con le idee e con le parole (attraverso una metatesi che rischia di diventare metastatica) e attraverso esse, in maniera strumentale e inappropriata, entra in contatto con “la Rete della Vita” trasformando la meraviglia in miracolo, ciò che è con buona evidenza semplice in ciò che si vuole fare apparire ad ogni costo complicato, ciò che è di tutti (perché alla portata di tutti) in appannaggio di pochi e quindi privilegio esoterico. Succederà nel portare avanti questo blog che mi appropri ancora di pezzi di questo libro che ritengo illuminante. Per adesso mi limito a riportare di seguito il pezzo da cui ho tratto il titolo per questa categoria. 

Come si può passare una vita cercando l’Occasione, senza accorgersi che il momento decisivo, quello che giustifica la nascita e la morte, è già passato? Non ritorna, ma è stato, irrevversibilmente, pieno, sfolgorante, generoso come ogni rivelazione.

Quel giorno Jacopo Belbo aveva fissato negli occhi la Verità. L’unica che gli sarebbe stata concessa, perché la verità che stava apprendendo è che la verità è brevissima (dopo, è solo commento).”

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