A questa categoria appartengono quelle riflessioni che nascono da fatti di cronaca, da sollecitazioni anche minime,  da “incontri” con notizie, con idee, con parole che mi inducono (oggi che il silenzio sembra essere l’unica “soluzione”) a dire qualche cosa.

Di seguito riporto un mio commento pubblicato su un blog che l’anno scorso, per un breve periodo, è stato ospitato sulle pagine del quotidiano L’Ora (redivivo e poi ridefunto). Mi sembra ancora attuale.

La frequenza della radio della mia macchina è fissa su una stazione. Si tratta di una stazione che trasmette solo musica italiana. La scelta è motivata da una mia antica convinzione: non c’è abbastanza tempo in una sola vita per provare a entrare veramente in contatto con vari generi musicali e quindi tranne rari “incontri occasionali” ho deciso di dedicare questa vita alla musica italiana. La radio in questione è radio abbastanza strana. Manda in onda di tutto, dal “assolutamente inascoltabile” al “introvabile e incredibilmente originale” e questa schizofrenia rende la successione dei pezzi e l’ascolto incerti ed avvincenti. Inoltre credo che l’emittente radio in questione abbia pure un suo progetto editoriale fra i cui obiettivi c’è quello di mantenere un contatto con il proprio pubblico favorendone anche una specie di partecipazione diretta. Uno degli strumenti messo in atto per raggiungere questo obiettivo è una rubrica nella quale gli ascoltatori chiamano per proporre agli altri riflessioni e suggerimenti. Arriva naturalmente di tutto. Se posso permettermi una valutazione “a naso” direi che il 90% verte sulle doti morali dei nostri politici, il 5 % su questioni molto locali tipo l’annosa e irrisolta problematica delle buche sulla strada di qualche sconosciuto paesino, il resto è: “di tutto di più”.

Stamattina mentre andavo a lavoro interviene una signora che chiama da un qualche piccolo centro dell’Italia settentrionale. Considerate che ognuno ha un minuto per esprimere concetti a volte anche molto complessi, tant’è vero che spesso chi interviene si scrive quello che poi dirà per rendere più efficace la comunicazione. La signora in questione invece procede a braccio e ha evidentemente il dono della sintesi. Il suo intervento più o meno si riduce a questo: “non capisco perché dobbiamo inviare aiuti a questi del terzo mondo. Loro non fanno niente tutto il giorno e passano semmai il tempo a fare figli. Perché dobbiamo mandargli soldi per divertirsi (il corsivo naturalmente è mio)?

Considerato che nel mio pezzo di esordio avevo scritto che il mio blog sarebbe stato un luogo di domande dove le certezze e le risposte sarebbero state rare, vorrei por(mi)re le seguenti quattro domande:

  1. come è possibile che centinai di migliaia di anni di evoluzione e diverse migliaia di cultura non hanno prodotto una specie di “prontuario condiviso delle umane certezze”?
  2. perché non siamo riusciti a metterci d’accordo su un agile documento con un incipit del tipo: “non abbiamo capito tante cose in tutti questi anni ma su queste, poche, non c’è più da discuterne, sono così  e basta”?
  3. Una cosa da fare studiare a scuola sin dalla prima elementare o addirittura (sono sicuro che esiste una tecnologia in grado di farlo) da impiantare nella nostra corteccia cerebrale già in tenera età e che si aggiunga ad altri concetti ed abilità fondamentali che la cultura collettiva, la genetica e l’evoluzione ci forniscono come individui e come specie (cose del tipo: camminiamo eretti, il pollice opponibile si usa così, attenzione a non saltare giù dai palazzi perché con la gravità del pianeta non si scherza, il fatto che i conigli mangino le foglie di oleandro non ci autorizza a fare lo stesso, se si va oltre lo stretto di Gibilterra non si precipita nel vuoto, ecc.)?
  4. Insomma per dirla con Michele Serra nel suo bellissimo racconto dal titolo “Walter”, ci metteremo mai d’accordo almeno sul tipo di dentifricio da usare, quello che va bene per tutti, e su qualche altra cosina (non voglio arrivare a sperare in concetti del tipo “il valore indiscutibile della solidarietà per la nostra specie” ma magari in cose più semplici del tipo “finiamola con questa storia degli africani che si divertono a fare figli”) in modo tale da poter dire alla signora in questione: “guardi signora che sta sbagliando, questa questione assieme alla storia della terra che si trova al centro dell’universo l’abbiamo già risolta qualche anno fa…guardi alla pagina 8 del Prontuario Condiviso delle Umane Certezze”?

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...